Artista e cantautore atipico Martin Devil compone la propria musica per “vestire” e rendere più fruibili le proprie liriche, megafono dei suoi pensieri, del suo essere sognatore razionale ed irriverente verso la vita e tutto ciò che le fa da contorno. Ottimo compromesso sonoro e stilistico collocabile fra il De Gregori dei tempi migliori e Max Gazzè, Martin Devil mette se stesso in ogni composizione orientando talento e creatività sulla diffusione dei propri testi, suo vero punto di forza.
Problemi di beat generation è un buon disco, in esso si ritrovano tutti i pregi di un’artista esordiente ma anche tutti i difetti. Le fonti di ispirazione troppo marcate denotano un’identità stilistica ancora acerba ma in costante crescita che punta sulla spontaneità a volte casta a volte maledetta dell’autore che quasi fa fatica a contenere l’esuberante vena parolieristica che riempie le semplici ma ben colorate basi musicali.
I brani scorrono veloci, senza affaticare l’ascoltatore, senza annoiarlo perché le parole di Martin stimolano in continuazione i propri pensieri grazie anche alle sue interpretazioni semplici ma raffinate e sentite. Ecco che brani come Così come dico io ti colpiscono per la bellezza essenziale, per la pacata malinconia che pervade dalla voce, da frasi collocate così bene nel contesto sonoro e così vicine alla realtà, al linguaggio e alla monotonia del giornaliero. Spegni la luce è il sentimento, l’amore che così ben traspare dalla bellezza del brano, dal pianoforte, dalla voce. Ma Problemi di beat generation è un crescendo che tocca i suoi picchi alti anche nelle tracce conclusive del disco come la movimentata e rabbiosa SOS, la ballad Portami le tue poesie e la conclusiva traccia Anelante attesa caratterizzata da liriche a tinte forti a volte esplicite a volte metaforiche.
Ottimo disco d’esordio dunque che Martin Devil rende assolutamente interessante negli episodi che più lo discostano dalle sue fonti ispirative e dai suoi padri compositivi. Un artista che fa bene alla musica italiana e che mi lascia immerso nella curiosa attesa per il suo prossimo lavoro.
80/100
Michele Perrella
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