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EL-GHOR




Intervista via Messenger con Luigi degli el-ghor, una delle realtà campane più ispirate

Nelle mie interviste sta vigendo una strana cospirazione del secondo album. Quindi anche a te toccherà raccontarmi del periodo trascorso dal primo al secondo lavoro. Come l'avete vissuto e le sostanziali differenze tra il primo e secondo disco.

I due anni che sono trascorsi, sono stati assolutamente tranquilli all'interno della band.Eravamo,e siamo ancora, molto motivati e abbiamo come necessità primaria quella di continuare a crescere singolarmente e come gruppo. Una delle esigenze della band,era quella di lasciarsi alle spalle il nostro primo album Dada danzè,album che è stato ben accolto dalla critica che, però, non sentivamo del tutto nostro,o meglio maturo. Credo ci siano sostanziali differenze tra i due album, in Merci cucù siamo riusciti a tirare fuori quello che realmente sentivamo e volevamo; la spontaneità è uno degli elementi caratterizzanti del disco per questo all'interno siamo riusciti a raccogliere sfumature di diverso genere: dall'indie più sfrenato alle melodie più pop o melanconiche.

Approposito di crescere singolarmente, progetto muhe. Parlami dell'esperienza al bjcem.

Beh, mi costringi a scavare nel cesto dei ricordi: un'esperienza a dir poco magnifica, condivisa con il mio amico di sempre , "rosso", alle videoproiezioni. Mi ricordo di una grande folla, attenta alla performance, e di aver vissuto due-tre giorni nel magico e vero mondo dell'arte.

Torniamo a el-ghor. I tuoi testi sono davvero interessanti, cosa e come ti ispira.

Grazie, mi fa piacere che li trovi interessanti. La fonte d'ispirazione non è sempre la stessa, ha come unico elemento comune il mondo che mi circonda o più precisamente le persone più vicine che ho modo di osservare quotidianamente,compreso me. molto spesso mi diverte costruire un'ipotetica alternativa, o via di uscita, a questi personaggi con un lieto fine e non in ogni caso non tutti i testi hanno la stessa natura.

La tua risposta mi fa convincere ancora di più di una cosa. In monsieur paul parli di una casa nel verde, un gatto, la stanza con le chitarre, il camino... Monsieur Paul narra di Paolo Messere?

Non abbiamo mai nascosto che questo testo fosse dedicato a Paolo Messere, una persona che ha creduto in noi e ci ha seguiti fin dall'inizio, è un omaggio. Ci tengo a precisare che monsieur paul è l'unico testo scritto interamente da Ilaria.

Capisco, sinceramente non mi è capito di sapere questa cosa, l'ho dedotto conoscendo Paolo e il suo studio ad Arco Felice. Quindi bisogna chiedere a lei cosa si nasconde sotto...

Ti passo Ilaria visto che è qua.

Perfetto.

(I) E' semplicemente la mia visione di paolo..nient'altro.

Certo, mi incuriosiva l'intrusione dello sparo di fucile nella descrizione pacata e tranquilla della sua casa.

(I) Si, il fucile, che in questo caso è usato da monsieur paul per un gioco, è una specie di alternativa alla musica.

Come nasce la scelta, azzeccatissima, del francese?

La scelta di questa lingua, è stata una mia intuizione o esigenza nel periodo precedente alla formazione degli el-ghor. in quel periodo avevo realizzato una serie di canzoni "folk-dadaiste" dove utilizzavo parzialmente questa lingia o comunque quel tipo di fonetica. uno di questi brani ,sans logique, è presente in dada danzè. in seguito,grazie alla discreta conoscenza della che Ilaria ha del francese, abbiamo affinato questa caratteristica. Questa scelta, però, non è soltanto un vezzo: dopo averla sperimentata nel primo album, ci siamo accorti che poteva essere il sigillo di una nostra ricerca non solo musicale. In questo momento ci sentiamo a nostro agio scrivendo e cantando in francese.

Infatti, c'è chi canta in dialetto chi in latino e chi in cinese su basi punk o chi si inventa una lingua, sono scelte che fortunatamente spezzano il monopolio inglese.

Sicuramente, anche se non escludo che il prossimo disco possa essere in inglese o in lingua inventata.

Comunque quando prima apprezzavo i tuoi testi mi riferivo proprio a questa vena dadà-surrelista che si percepisce.

Ti ringrazio,anche perchè in pochi l'hanno colta. Molti fanno un'analisi più proiettata al mondo decadentista o post-romantico, per non dire ermetico

L'ermetismo?

Non lo chiedere a me... mi sono basato su affermazioni altrui...

Certo, immagino... Comunque la trovo un po' stonata come deduzione...
Collegandomi alle affermazioni altrui... Trovo simpatico leggere gli stralci che le band selezionano per la propria press-page e quella che più mi ha trovato d'accordo è quella di Musica e Dischi: "Merci cucù è sospeso tra l’ultima goccia di calvados nel bicchiere dell’ispettore Maigret e una sventagliata di piombo fuso di Jean Reno. Non ci credete? Correte a ascoltare Monsieur Paul e Rien n’est parfait." E' curioso come riusciate ad evocare di volta in volta le varie decadi cinematografiche francesi, quanto vi sentite proiettati in questa dilatata realtà d'oltralpe?


Questo rientra nel discorso che il progetto el-ghor non sia solo legato al mondo musicale; vedi "cucù tete" e "nessuno mi risponde" che potrebbero essere soundtrack di quel tipo di film, oppure gli arrangiamenti di archi di "monsieur paul" o il ritornello di "j'arrive à voir". A questo aggiungerei le scelte grafiche ed estetiche della band, come nel caso del video di monsieur paul,che uscirà a breve, e che secondo noi chiude il cerchio(come lo è stato "danzè" per il primo disco).

In scaletta mi restano due domande... Guardando le foto del vostro sito è impressionante notare quanti strumenti abbiate usato, dal vivo come pensate di sopperire all'ottima orchestrazione del disco?

Lì dove è possibile, ci seguono un paio di musicisti che gravitano intorno al gruppo. in ogni caso, esiste una dimensione ancora più rock e spinta di quella del disco, che è un po' la vera natura dei brani, ed è cosi che riusciamo a sopperirne la mancanza. molti di questi strumenti sono intervenuti nella pre-produzione del disco, ma non nella prima fase compositiva, quindi i brani risultavano già ben arrangiati con i nostri classici strumenti. Oddio... ben arrangiati, secondo noi.

Ok, allora concludiamo, se c'è, con qualche chicca riguardo i cammei del disco?

Con Davide Arneodo, siamo andati avanti con litri e litri di latte di mandorla, e puoi immaginare in che stato fossimo.quella di Francesco (Di Bella, 24 grana n.d.r) è stata un'apparizione fugace, maestremamente divertente, perchè nel cantare il ritornello di miss marienne, ha ripetuto per molte volte "patet" (che vuol dire, per chi non conoscesse il napoletano, tuo padre in tono offensivo) invece di pas (pà). tra noi c'è stata (tra noi della band) una perfetta disarmonia equilibrata,una situazione paradossale. io ricordo il divano e luca, una sola cosa! Per capire meglio questa situazione potete vedere un video su youtube "Thesaurus #1", dove ci cimentiamo in una folk-rock-tammorra delirante.


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