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MAX GAZZE'






Max Gazzè: artista poliedrico, bassista e arrangiatore, ci parla del suo naturale essere innovatore nel comporre ciò che più gli piace, del suo tour sperimentale “Casi ciclici”, del poco valorizzato album del 2008 e dei nuovi progetti discografici che vedranno la luce quest’anno. Una buona occasione per riscoprire la genialità di un cantante e musicista unico nel suo essere artista che riesce sempre nella titanica impresa di mettere d’accordo pubblico e critica.

La tua carriera artistica, dai primi anni novanta ad oggi, ti ha reso uno dei musicisti più apprezzati da pubblico e critica. Dove è arrivato oggi Max Gazzè e quanta voglia ha ancora di dare un tocco innovativo alla musica italiana.

Più che dalla voglia parte tutto dall’intenzione che uno ha di fare le cose, finché ci si sente propositivi, coinvolti ed entusiasti ci si deve augurare che tale condizione non vada via mai, altrimenti risulta difficile agire in maniera meccanica e controvoglia, non si riesce più a comunicare con se stessi e con gli altri nello stesso modo. La mia scelta, la mia eresia di far musica è talmente profonda e radicata nel mio essere che non potrei decidere da un giorno all’altro di smettere, bisogna quindi sempre combattere contro tutte le difficoltà e le frustrazioni. Vorrei ci fosse un po’ più di serietà nel mondo affinché certe cose possano essere recepite in maniera più naturale. L’arte è una condizione, un’armonia universale che si cerca di trasmettere e di farla ricordare, non è solo degli artisti ma è uno stato che uno ha mentre è in contemplazione con le cose che accadono. Quando si è troppo distratti da paure, da disagi, da sofferenze, da mutui da pagare non si riesce più a vedere oltre questi fattori di disturbo. Il mio impegno è soprattutto di trasmettere un momento in cui si può riflettere ascoltando e lasciarsi un po’ andare con la musica sia quando suono dal vivo che quando faccio dischi. E’ una forma di comunicazione che parte dal modo in cui io percepisco le cose e, attraverso quello che è il mio artefatto, vorrei che chi lo ascolta possa a sua volta diventare un’opera d’arte.

Dal 6 marzo 2009 stai proponendo nei teatri Italiani CASI CICLICI, (leggo dal tuo sito) è un "concept live" elettro-acustico che è prima di tutto uno spettacolo audiovisivo dove le canzoni seguono un ordine preciso e sono accompagnate da immagini che rendono parole e musica visibili. Parlaci di questo tuo nuovo esperimento, cosa ti ha spinto a concepirlo in tal modo?

Ci sono delle interazioni del video che lega una canzone all’altra, è come se ci si delocalizzasse, spesso ci sono io seduto su un tavolo che faccio dei commenti e poi durante i brani il video stesso interagisce con l’arrangiamento o magari mentre canto c’è il video che fa i cori diventando così una replica di me stesso che son seduto con un piccolo plaid e interpreto “La favola di Adamo ed Eva” controcantando me stesso. E’ una cosa molto divertente, durante i brani tutto ciò che avviene nel video ha anche l’audio sincronizzato con la musica, la scaletta non prevede pause per rendere il concerto come un concept o come un film. C’è anche una contrapposizione di strumenti elettronici a quelli classici, gli archi, ad esempio, vanno a sostituire addirittura le chitarre. E’ comunque un concerto a tutti gli effetti, sperimentale ma vero e proprio concerto live.

L’ultimo tuo album “Tra l’aratro e la radio” è datato 2008, contiene undici canzoni divise tra pop, rock e sperimentazioni e alle registrazione hanno partecipato anche Carmen Consoli e Marina Rei. Ad un anno dalla sua uscita in cosa ti ha maggiormente spronato il suo successo?

Il brano “Il solito sesso” ha avuto un buon successo radiofonico ma non ho potuto lavorare a fondo sul resto dell’album che è stato purtroppo “ucciso” da problemi discografici. Il disco è capitato in mani sbagliate e tutto il lavoro di due anni è andato al vento.

Qual è il tuo pensiero sulla musica emergente e sulle etichette indipendenti? C’è un artista emergente che ti ha colpito particolarmente?

Ultimamente non ascolto molta musica, sono attratto da quella sinfonica e non riesco momentaneamente a seguire quello che è il panorama musicale che mi circonda. Non appena riprenderò il tour magari avrò più tempo per farlo anche se non faccio vita mondana, preferisco la lettura e la musica. Ovviamente ho degli artisti che prediligo, difendo la categoria dei musicisti ma anche di chi opera nel settore discografico.

Progetti futuri in ambito discografico? Dobbiamo aspettare ancora molto per poter ascoltare un tuo nuovo disco?

Sto già preparando un disco nuovo, probabilmente questa estate uscirà un singolo e poi, verso gli inizi di settembre, l’album. Ho tante canzoni, devo scegliere quelle su cui lavorare meglio e registrarle in studio. Ora tengo a far bene questo tour e poi mi dedicherò interamente alla mia nuova uscita discografica.


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