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ROMINA DANIELE - AISTHANOMAI




autoproduzione (2007)

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E' un lieto ritorno quello di Romina Daniele, artista poliedrica e versatile, che già dal suo primo lavoro Diffrazioni Sonore, mi aveva particolarmente impressionato per i suoi esperimenti nell'ambito fonico. Definire Romina? Impossibile. E' voce. Mi sembrerebbe riduttivo etichettare il suo lavoro con la semplice e generica attribuzione di "sperimentale" o "avanguardia". Oggi si etichetta e si formalizza tutto in maniera esagerata.

Come il suo illustre predecessore, Demetrio Stratos, Romina gioca con la voce, la fa librare libera dalle ipoteche stilistiche e metriche, creando un prodotto puro, non d'avanguardia. Come c'insegnò a suo tempo Stratos, giochi del genere sono tipici dei bambini nella fase di lallazione e quindi, cosa c'è di sperimentale in qualcosa che già realizziamo nei primi anni di vita? Certo è sperimentale se confrontato a tutto il misto e rimisto dei grossi giri musicali, ma in generale è qualcosa che facciamo, che abbiamo fatto e che potremmo fare tutti. Staccare il lavoro di Romina dalla generica definizione di "avantgarde" è già il primo passo per poter godere adeguatamente ed adeguatamente giudicare questo lavoro che, come avevo avuto modo di dire nella precedente recensione di Diffrazioni Sonore, non è per tutti. Romina stavolta ha fatto le cose in grande, con un book finemente curato sia da un punto di vista artistico che paratestuale. Trentaquattro pagine di cui quattordici inerenti, in forma di esplicito microsaggio con traduzione in inglese a fronte, l'idea di questo Aisthànomai: Il Dramma della coscienza.

Data la complessità dell'opera, articolata in diciassette tracce, sarà utile fare un discorso d'insieme. Bisbigli, flautofonie, voci contorte e strozzate, escursioni linguistiche, il tutto sovrapposto a testi di tortuosa poeticità, sottoposti all'autorità della voce. Essi infatti funzionano come pretesti per attivare il meccanismo dell'escursione fonica, pur mantenendo inalterato il loro valore poetico. Come nota personale, mi è molto piaciuta la precisa disposizione simmetrica dei testi all'interno del book. Le differenze fra l'italiano e l'inglese si annullano in virtù della "Voce". Entrambe, grazie al gioco fonico si possono finalmente amalgamare per ritornare all'unità dell'inizio dei tempi. Tutto questo lascia supporre che Romina non abbia lasciato nulla di intentato all'interno anche del corredo grafico del cd.

Va da se, che lo studio condotto da Romina è volto a percepire e a far percepire all'ascoltatore sensazioni dimenticate ed ancestrali e a far risuonare cavità dimenticate da tempo, che l'umanità deride per paura e vergogna delle sue oscure radici. I giochi fonici di Romina sono espressioni di una probabile lingua "aurorale", citando Walter Benjamin, una lingua, che sopravvive in forma di radiazione primordiale in tutti i ceppi linguistici, incatenata dal suo uso standard, dalla grammatica, dalla fonetica e dalle varie regole. Sarebbe impossibile, nonchè inutile oggi cercare di destrutturare la lingua della comunicazione per liberare quella entità pura. L'uomo non è ancora pronto per tutto questo. E' qualcosa del passato che potrebbe trasformarsi in un probabile futuro, ma bisogna fare i conti con la monodimensionalità e la monocromia umana, che nutrendosi di infinite pulsioni definitorie s'accontenta di dare un nome alle varie forme in cui la realtà apparentemente si mostra. La Daniele esce fuori dalle targhette, dai generi, dalle categorie e dalle definizioni libresche gettandosi in un'esperienza antica oramai dimenticata, ritenuta gioco da bambini. Si tratta di un gioco intelligente, ma oggi pensare è troppo stancante e lo vediamo ogni giorno cosa origina il sonno del pensiero.

Stupidità, pressapochismo e inutilità. Senza contare, in ultima analisi, che Romina non crea un lavoro fine a se stesso e autoreferenziale; è questo il bello. Riesce a lasciare volutamente degli spazi bianchi permettendo all'ascoltatore di dare la propria personale pennellata. La percezione, anche nella sua singolarità può e deve essere condivisa e la voce, molto probabilmente, è il suo veicolo privilegiato.

LEMMY


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